{"id":60,"date":"2024-06-09T15:06:54","date_gmt":"2024-06-09T13:06:54","guid":{"rendered":"https:\/\/coding.vico.scuola.org\/arte-2e-2324\/?p=60"},"modified":"2024-06-09T15:22:01","modified_gmt":"2024-06-09T13:22:01","slug":"museo-cappella-san-severo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/coding.vico.scuola.org\/arte-2e-2324\/?p=60","title":{"rendered":"MUSEO CAPPELLA SAN SEVERO"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><strong>Le origini della Cappella<\/strong><\/h1>\n\n\n\n<p>Le origini della Cappella Sansevero sono legate a un episodio leggendario. Narra, infatti, Cesare d\u2019Engenio Caracciolo nella Historia della Napoli Sacra del 1623 che, intorno al 1590, un uomo innocente, trascinato in catene per essere condotto in carcere, passando dinanzi al giardino del palazzo dei di Sangro, vide crollare una parte del muro di cinta di detto giardino e apparire un\u2019immagine della Madonna. Egli promise alla Vergine di donarle una lampada d\u2019argento e un\u2019iscrizione, qualora fosse stata riconosciuta la propria innocenza: scarcerato, l\u2019uomo tenne fede al voto. L\u2019immagine sacra divenne allora meta di pellegrinaggio, dispensando molte altre grazie.<\/p>\n\n\n\n<p>Poco dopo, anche il duca di Torremaggiore Giovan Francesco di Sangro, primo principe di Sansevero, gravemente malato, si rivolse a questa Madonna per ottenere la guarigione: miracolato, per gratitudine fece innalzare, l\u00ec dove era apparsa per la prima volta la venerabile effigie (oggi visibile in alto sull\u2019Altare maggiore), una \u201cpicciola cappella\u201d denominata Santa Maria della Piet\u00e0 o Pietatella. Fu per\u00f2 il figlio di Giovan Francesco, Alessandro di Sangro patriarca di Alessandria, che intraprese nei primi anni del \u2019600 grandi lavori di trasformazione e ampliamento, modificando l\u2019originario sacello in un vero e proprio tempio votivo destinato a ospitare le sepolture degli antenati e dei futuri membri della famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>La sistemazione seicentesca della Cappella rimase inalterata fino agli anni \u201940 del \u2019700, quando pose mano all\u2019ampliamento e all\u2019arricchimento del tempio Raimondo di Sangro, settimo principe di Sansevero. Segu\u00ec un periodo di grande fervore, in cui egli profuse nell\u2019impresa forze e sostanze, impegnandosi con entusiasmo e competenza, chiamando presso di s\u00e9 pittori e scultori rinomati, sovrintendendo personalmente alle fasi di lavorazione, scegliendo e talvolta realizzando i materiali. L\u2019idea era quella di farne un tempio maestoso, degno della grandezza del casato, arricchendolo di opere di altissimo pregio.<br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"266\" height=\"176\" src=\"https:\/\/lh7-us.googleusercontent.com\/docsz\/AD_4nXfvLdVLWrKTiNvXjqAYOK82VQNTIWzcP6MDAbJdNQlpYUz6EU3zfNz_wqRAUGT1P8zVSnHPYpi4BUr5ZT92IJt8OUtE2uCNGvYzXmi289Or15-VeKEzZ8G-m_yC_CYd0-dZ3eXkFwPYF_Xe3PIVywXEVRui?key=NpS3hCu3pLHoOM30OjFfFw\"><\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><strong>Principe di San Severo<\/strong><\/h1>\n\n\n\n<p>Raimondo di Sangro, rampollo di un casato d\u2019altissimo rango, nacque il 30 gennaio 1710 a Torremaggiore, in Puglia, dove i Sansevero possedevano la maggior parte dei loro feudi.<\/p>\n\n\n\n<p>Affidato alle cure del nonno Paolo, sesto principe di Sansevero, a un anno Raimondo fu trasferito a Napoli, allora capitale del Viceregno austriaco, dove i suoi antenati avevano fissato la propria dimora in un imponente palazzo in largo San Domenico Maggiore.<\/p>\n\n\n\n<p>A Napoli, Raimondo trascorse gran parte dell&#8217;infanzia e ricevette una prima educazione, venendo avviato allo studio della letteratura, della geografia e delle arti cavalleresche.<\/p>\n\n\n\n<p>Presto, per\u00f2, si comprese che la sua era una mente eccezionalmente dotata ed il nonno decise di inviarlo a Roma presso il Collegio dei Gesuiti, la scuola pi\u00f9 prestigiosa dell\u2019epoca. A Roma, Raimondo si dedic\u00f2 alla filosofia e alle lingue (arriver\u00e0 a padroneggiarne almeno otto), alla pirotecnica e alle scienze naturali, all\u2019idrostatica e all\u2019architettura militare.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu un originale esponente del primo Illuminismo europeo. Uomo d\u2019armi, accademico della Crusca, letterato, editore e tipografo clandestino, primo Gran Maestro della Massoneria napoletana, egli fu, principalmente, un\u2019 inventore e generoso mecenate. Nei laboratori sotterranei del suo palazzo, in largo San Domenico Maggiore, il principe si dedic\u00f2 a sperimentazioni nei pi\u00f9 disparati campi delle scienze e delle arti, dalla chimica all\u2019idrostatica, dalla tipografia alla meccanica.<\/p>\n\n\n\n<p>Raggiunse cos\u00ec notevoli risultati che ai suoi contemporanei apparvero eccezionali.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/lh7-us.googleusercontent.com\/docsz\/AD_4nXcvxuNwXz00dD18DS8THe_7vlzqKgOzPjcQVuFIefUWETi0PUB3SNQX0-2rhhGGZL5LBVGHAf1g7SsFYHatEf5GxoyV8C4XmaN2yjwSTFjGvSwP1CYdbyHRqQ6kJi7feU4PQUFI77XeaTTozACmpLbbtJu7?key=NpS3hCu3pLHoOM30OjFfFw\" alt=\"\" style=\"width:269px;height:auto\" \/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/lh7-us.googleusercontent.com\/docsz\/AD_4nXfm3BULMtm9V-0w27K-6eR5nqfYVl4atjnpReAuuj6o3sJy4oRG9yoLNt1r9vd4RNYT3JKgDC4t9uDEYK9xv4Kb6PLN-XOsS8QVuPMnSrAYg3D9D5lJ7Q-LsOB0AL2_UTqZO9GSE8cvnQOMxw_TnypU32n9?key=NpS3hCu3pLHoOM30OjFfFw\" alt=\"\" style=\"width:243px;height:auto\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Raimondo di Sangro viene soprattutto legato alla cappella Sansevero, una tra le meraviglie dell\u2019arte mondiale, un favoloso progetto iconografico che egli stesso cre\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Il messaggio intellettuale, che, con incredibile lungimiranza, trasfuse nel marmo della Cappella Sansevero, \u00e8 cos\u00ec passato alla posterit\u00e0, con il suggestivo progetto iconografico del quale il principe fu geniale ideatore. Parte di quel messaggio egli affid\u00f2 anche ai suoi scritti, e in particolare alla Lettera Apologetica, opera che dest\u00f2 sconcerto sia per l\u2019eccezionalit\u00e0 tipografica sia per il controverso contenuto, tanto da essere stata messa all\u2019indice come libro proibito dalla Chiesa e che gli valse addirittura la scomunica Papale.<\/p>\n\n\n\n<p>Ritenuto un erede della tradizione alchemica e un espositore della giovane scienza moderna, Raimondo di Sangro diede vita a un vero e proprio mito intorno alla propria persona destinato a durare nei secoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Raimondo di Sangro mor\u00ec a Napoli il 22 marzo 1771.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Tomba di Raimondo di Sangro<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/lh7-us.googleusercontent.com\/docsz\/AD_4nXfN80BdpefgUF__P5NWPIUEh6-l36UTBasH5lV9r09Ml-sQnr_DNza6uRIfcY7365M2ur6S-H5P3mF1Q01MNKJqgB4CmPHAm1siSq-Qx8Knpn71ouBgOPj71wuwN_xtvVxv8Hq4L634COss4sThcKCZMPpQ?key=NpS3hCu3pLHoOM30OjFfFw\" alt=\"\" style=\"width:287px;height:auto\" \/><\/figure>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il Cristo velato<\/strong><\/h1>\n\n\n\n<p>Posto al centro della navata della Cappella Sansevero, il Cristo Velato \u00e8 una delle opere pi\u00f9 suggestive al mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Cristo velato \u00e8 una scultura marmorea dello scultore napoletano Giuseppe Sanmartino realizzata nel 1753.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Raimondo di Sangro fu il committente di quest&#8217;opera, che originariamente doveva essere collocata nella cavea sotterranea della Cappella, vano che oggi ospita le Macchine anatomiche.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;incarico di eseguire il Cristo velato fu in un primo momento affidato allo scultore Antonio Corradini; tuttavia, deceduto da l\u00ec a breve, questi fece in tempo a realizzare solo un bozzetto in terracotta oggi al museo nazionale di San Martino. L&#8217;incarico pass\u00f2 cos\u00ec a Giuseppe Sanmartino, a cui venne chiesto di produrre \u00abuna statua di marmo scolpita a grandezza naturale, rappresentante Nostro Signore Ges\u00f9 Cristo morto, coperto da un sudario trasparente realizzato dallo stesso blocco della statua\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/lh7-us.googleusercontent.com\/docsz\/AD_4nXdRD3LP-L-yCk5niA_NveHgN-Y9_sPW8eJmyLPuX3i5hrLz42gTGAzRZReEwqIMRWtJXi0dqyNwdogDjiBPd3JiwvX_6hOlVLmdZ0HdALsadgncV1DOAlaNIaEMduE80c5C4Hv8AjmGdb1pBUmtypSG2Y6I?key=NpS3hCu3pLHoOM30OjFfFw\" alt=\"\" style=\"width:573px;height:auto\" \/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/lh7-us.googleusercontent.com\/docsz\/AD_4nXfWAZsMPA3DbPA4oYmQK96JwDlhmgiA30pE5GNXDk4m6-fgCJ4beOVMIFU4Va_lxtL8J5EXSOVrpvJcsAsRKPOh-74P5wtRwNGBX4bd2niLMZ-fYuoWNvJ5IdcK9TTKHERMkA8HOfByKJhHcVlZtK0eLZKf?key=NpS3hCu3pLHoOM30OjFfFw\" alt=\"\" style=\"width:576px;height:auto\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>La moderna sensibilit\u00e0 dell\u2019artista, che all\u2019epoca aveva solo 33 anni, scolpisce il corpo senza vita di Cristo, con le pieghe del velo quasi coincidenti alla passione subita prima della morte e ad una pronta resurrezione della carne attraversando&nbsp; una sofferenza profonda.<\/p>\n\n\n\n<p>La vena gonfia e ancora palpitante sulla fronte, le trafitture dei chiodi sui piedi e sulle mani sottili, il costato scavato con la ferita ricevuta dalla lancia del destino, non solo mostrano un\u2019attenzione ai dettagli dell\u2019artista, ma anche i virtuosismi tipici del tardo barocco. L\u2019arte di Sanmartino si risolve qui in un\u2019evocazione drammatica, che fa della sofferenza del Cristo il simbolo del destino e del riscatto dell\u2019intera umanit\u00e0.<strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><strong>La leggenda del velo<\/strong><\/h1>\n\n\n\n<p>La fama di alchimista e audace sperimentatore di Raimondo di Sangro ha fatto fiorire sul suo conto numerose leggende. Una di queste riguarda proprio il velo del Cristo di Sanmartino: da oltre duecentocinquant\u2019anni, infatti, viaggiatori, turisti e perfino alcuni studiosi, increduli dinanzi alla trasparenza del sudario, lo hanno erroneamente ritenuto frutto di un processo alchemico di \u201cmarmorizzazione\u201d compiuto dal principe di Sansevero.<br><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/lh7-us.googleusercontent.com\/docsz\/AD_4nXfwpLmb-mcnR76vqB7zdc8YKui5rYnX5MbZtGjZLMOH-FZYJ5aU7u9VPWGiKo-j7p8Df9zpFH3bTrdKiVAgvf3HeDvGmvqqHRRhhQQSIsdTdNcFn9BUCb8E8rwyRFdYj321fesn_uObBkOrGgzB9ofL8G8?key=NpS3hCu3pLHoOM30OjFfFw\" width=\"306\" height=\"203\"><\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0, il Cristo velato \u00e8 un\u2019opera interamente in marmo, ricavata da un unico blocco di pietra, come si pu\u00f2 constatare da un\u2019osservazione scrupolosa e come attestano vari documenti coevi alla realizzazione della statua. Ricordiamo tra questi un documento conservato presso l\u2019Archivio Storico del Banco di Napoli, che riporta un acconto di cinquanta ducati a favore di Giuseppe Sanmartino firmato da Raimondo di Sangro (il costo complessivo della statua ammonter\u00e0 alla ragguardevole somma di cinquecento ducati).<\/p>\n\n\n\n<p>Nel documento, datato 16 dicembre 1752, il principe scrive esplicitamente: \u201cE per me gli suddetti ducati cinquanta gli pagarete al Magnifico Giuseppe Sanmartino in conto della statua di Nostro Signore morto coperta da un velo ancor di marmo\u2026\u201d. Anche nelle lettere spedite al fisico Jean-Antoine Nollet e all\u2019accademico della Crusca Giovanni Giraldi, il principe descrive il sudario trasparente come \u201crealizzato dallo stesso blocco della statua\u201d. Lo stesso Giangiuseppe Origlia, il principale biografo settecentesco del di Sangro, specifica che il Cristo \u00e8 \u201ctutto ricoperto d\u2019un lenzuolo di velo trasparente dello stesso marmo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il Disinganno<\/strong><\/h1>\n\n\n\n<p>Il Disinganno \u00e8 il massimo capolavoro di Francesco Queirolo e si trova all\u2019interno della Cappella Sansevero, a Napoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa straordinaria opera \u00e8 stata realizzata tra il 1753 e il 1754 e fu dedicata da Raimondo di Sangro al padre Antonio, duca di Torremaggiore. Dopo la morte della consorte, il duca si dedic\u00f2 a una vita dissoluta e poco ordinata, trascurando completamente il figlio Raimondo che fece accudire dal nonno Paolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Antonio di Sangro in vecchiaia si pent\u00ec e torn\u00f2 a vivere a Napoli dopo aver girato per tutta l\u2019Europa, e volle trascorrere gli ultimi anni della sua esistenza come sacerdote (la statua fa riferimento all&#8217;ultima parte della sua vita, quando l&#8217;uomo si liber\u00f2 dai vizi e, divenuto sacerdote, condusse una vita virtuosa).<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019opera del Disinganno rappresenta un uomo che si sta liberando dalla rete del peccato che fino al momento lo aveva tenuto prigioniero.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Vicino all\u2019uomo c\u2019\u00e8 un genio alato che lo aiuta a togliere la rete indicando il globo terrestre immediatamente sotto i suoi piedi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sulla testa coronata ha una fiamma che simboleggia l\u2019intelletto umano.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, vicino alla raffigurazione della terra si vede un libro aperto: \u00e8 una Bibbia (testo sacro per i cristiani, ma anche una delle tre \u201cgrandi luci\u201d della Massoneria).<\/p>\n\n\n\n<p>Sul basamento, invece, Queirolo scolp\u00ec il bassorilievo dell\u2019episodio di \u201cCristo che dona la vista al cieco\u201d, questo \u00e8 un modo per far capire che l\u2019uomo che si libera dalla rete del peccato, torna a vedere.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel libro \u201cIstoria dello Studio di Napoli\u201d (1753-1754) Giangiuseppe Origlia definisce la statua \u201cl\u2019ultima pruova ardita, a cui pu\u00f2 la scultura in marmo azzardarsi\u201d: il riferimento \u00e8 Senza dubbio alla rete scolpita dall\u2019artista \u00e8 una prova di bravura eccezionale e che lasci\u00f2 sbalorditi numerosi viaggiatori del 700 e dell\u2019 800 ma anche turisti del giorno d\u2019oggi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si narra che Queirolo volle personalmente lucidare la rete con la pomice perch\u00e9 gli artigiani che all\u2019epoca si occupavano delle rifiniture delle sculture in marmo, non vollero metterci mano per il timore di danneggiarla seriamente.<\/p>\n\n\n\n<p> <img decoding=\"async\" width=\"298\" height=\"448.8329256471362\" src=\"https:\/\/lh7-us.googleusercontent.com\/docsz\/AD_4nXdvrpi38Nl5S2wDbt6P5nsbgp5PspEPEKpkm2aUg3RzgdZUIIK_LTAcTTP26vnwH8Xjv6j9lx3L-lMDnXGEHTBISDTn9yQv7B4QRsf5RFSc75X49-MtU8zjD7wXDWReas3NXITHEb3LG8-dQ2GaB2hKODU?key=NpS3hCu3pLHoOM30OjFfFw\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"253\" height=\"152\" src=\"https:\/\/lh7-us.googleusercontent.com\/docsz\/AD_4nXeP12-zQvkV6r0PO_N0-vAYtN2XDajwLGeOuVzkAzwgAreVB2UqAwDyapOTIYA9-3TBKa5pWp04CUMvFwCYWfycj80oxVZo15NwO7Dm4BJ9XnIh5I7KAOenvfgZnBqT7SmgAM3mPV9PGuX-L9Jtz8Ci4mhp?key=NpS3hCu3pLHoOM30OjFfFw\"><\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><strong>La Pudicizia<\/strong><\/h1>\n\n\n\n<p>La Pudicizia, nota anche come Verit\u00e0 velata, \u00e8 un&#8217;opera scultorea realizzata nel 1752 dal veneto <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Antonio_Corradini\">Antonio Corradini<\/a>, scultore di fama europea al servizio dell\u2019imperatore Carlo VI a Vienna ed esponente del <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Rococ%C3%B2\">Rococ\u00f2<\/a>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;artista fu incaricato dal principe <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Raimondo_di_Sangro\">Raimondo di Sangro<\/a> di scolpire, nella <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Cappella_Sansevero\">Cappella Sansevero<\/a>, a Napoli, un monumento commemorativo per la madre Cecilia Gaetani dell&#8217;Aquila d&#8217;Aragona.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019opera raffigura una donna che ha il peso del corpo sbilanciato maggiormente su un piede; tale posa garantisce sia un&#8217;accentuazione della fisionomia femminile, sia l&#8217;idea del movimento: gli artisti del XVIII secolo in Italia, infatti, erano particolarmente interessati alla rappresentazione del movimento, e anche Corradini lo era. Il volto della Pudicizia volge lo sguardo lontano da chi la osserva, e gli occhi sono protetti dal velo trasparente. Sebbene il corpo manifesti sensualit\u00e0, il suo volto esprime sentimenti differenti. Il velo aderisce ai seni, esaltandone le forme,&nbsp; ma copre il pube, per far s\u00ec che la figura non sia esplicitamente lussuriosa. Quest&#8217;ultima, pertanto, \u00e8 esposta, ma metaforicamente protetta dal velo. Il suo liscio corpo perfetto \u00e8 sinuoso, come se fosse privo di ossa. Tutte queste caratteristiche lasciano credere alla rappresentazione di una creatura divina e non di una donna comune.<\/p>\n\n\n\n<p>Con quest\u2019opera l\u2019artista raggiunge un altissimo grado di perfezione nel modellare il velo posto sul corpo della donna con eleganza e naturalezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo sguardo perso nel tempo, l\u2019albero della vita, la lapide spezzata sono i simboli di un\u2019esistenza troncata troppo presto e palesano il dolore del figlio Raimondo, che volle cos\u00ec tramandare fattezze e virt\u00f9 della giovane madre. Al tema vita\/morte fa esplicito riferimento anche il bassorilievo sul basamento, con l\u2019episodio evangelico del \u201cNoli me tangere\u201d, in cui Cristo appare alla Maddalena in veste d\u2019ortolano.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/th.bing.com\/th\/id\/OIP.3lbP7uC3zE6UffUwNqC2ZAHaK8?w=194&amp;h=287&amp;c=7&amp;r=0&amp;o=5&amp;dpr=1.3&amp;pid=1.7\" alt=\"Risultato immagine per La pudicizia\" style=\"width:234px;height:auto\" \/><\/figure>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\"><strong>Le macchine anatomiche<\/strong><\/h1>\n\n\n\n<p>Nella Cavea sotterranea della Cappella Sansevero sono oggi conservate, all\u2019interno di due bacheche, le famose Macchine anatomiche, o Studi anatomici, ossia gli scheletri di un uomo e di una donna in posizione eretta, con il sistema artero venoso quasi perfettamente integro. Le Macchine Furono realizzate dal medico palermitano Giuseppe Salerno, e alcune fonti settecentesche poste di recente in evidenza attestano che la macchina anatomica maschile fu acquistata nel 1756 da Raimondo di Sangro, in seguito a una esibizione pubblica che l\u2019anatomopatologo siciliano tenne a Napoli. Il principe, inoltre, prese Salerno a lavorare per s\u00e9, assegnandogli una cospicua pensione annua, e gli commission\u00f2 la realizzazione dell\u2019altra macchina anatomica.<\/p>\n\n\n\n<p>Queste realizzazioni vanno inserite nell\u2019ampio spettro di sperimentazioni e interessi del principe di Sansevero, che si occup\u00f2 anche di medicina: d\u2019altra parte, lo scheletro della donna era su una pedana e si faceva \u201cgirare d\u2019ogni intorno, per osservarne tutte le parti\u201d, particolare che fa capire come Raimondo di Sangro lo avesse ideato quale oggetto di studio. Non va dimenticato, tuttavia, il suo intento \u2013 andato a buon fine \u2013 di meravigliare gli osservatori contemporanei e posteri, n\u00e9 \u00e8 priva di suggestioni l\u2019originaria collocazione delle Macchine nell\u2019Appartamento della Fenice, uccello quest\u2019ultimo legato al mito della risurrezione e dell\u2019immortalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized is-style-default\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/th.bing.com\/th\/id\/OIP.RYQuyGGyAqquTKE_YLbg_QHaJB?w=127&amp;h=180&amp;c=7&amp;r=0&amp;o=5&amp;dpr=1.3&amp;pid=1.7\" alt=\"Risultato immagine per MACCHINE ANATOMICHE\" style=\"width:187px;height:auto\" \/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized is-style-default\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/th.bing.com\/th\/id\/OIP.9fTjD4pWsmXTPbQjWcLrmwAAAA?w=113&amp;h=180&amp;c=7&amp;r=0&amp;o=5&amp;dpr=1.3&amp;pid=1.7\" alt=\"Risultato immagine per MACCHINE ANATOMICHE\" style=\"width:163px;height:auto\" \/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le origini della Cappella Le origini della Cappella Sansevero sono legate a un episodio leggendario. 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